
Jacqueline Fielder è un membro iscritto delle tre tribù Affiliate (Hidatsa), discendente della tribù Lakota di Cheyenne River Sioux, ed è nata e cresciuta a Long Beach, California. Jacqueline è laureata in Politica Pubblica e ha conseguito il master in Sociologia presso l’Università Stanford nel 2016..ecowatch.com/indigenous-women- dakota-access- pipeline-2069613663.html). Attualmente è un’attiva organizzatrice della San Francisco Defund DAPL Coalition. Collabora con il sito
“Last Real Indians”, su cui sono apparsi diversi suoi articoli sul movimento No-DAPL, e su questo media si occupa di educazione pubblica e di advocac; in collaborazione con Mazaska Talks, si occupa della questione di investimento/disinvestimento per il progetto Lakota People’s Law (https://www.lakotalaw.org/about-us).
“Questo fiume è fondamentale per la sopravvivenza di un popolo – e per me quando si minaccia la sopravvivenza di un popolo, la sua identità, la sua terra, la sua acqua, è inaccettabile. Questo è un paradigma che non ha posto nel mondo di oggi e per questo sono qui. Stiamo combattendo l’oleodotto Dakota, ma stiamo anche combattendo l’intero sistema di violenza. L’intero sistema che ci ha chiamati selvaggi. Ciò che ci ha negato la nostra capacità di essere umani – e stiamo rispondendo a ciò creando una comunità che possiede i propri valori. Che rispetta le sue donne. Che dà ai suoi figli la priorità. Che insegnerà ai suoi figli la conoscenza tradizionale della vita, che darà loro la vita … Quando ho visto le giovani donne che gridavano aiuto, mi sono detta che dovevo andare lì perché non avevo intenzione restare a guardare queste persone desolate per l’avidità di una società che non ama questa terra, che non fa parte di questa terra. Questo è il lavoro per cui siamo qui. Quando c’è un modello di sviluppo sulle risorse naturali che è insostenibile, che minaccia la stessa vita degli esseri umani e del mondo naturale, diciamo assolutamente no, è inaccettabile. Ci meritiamo di meglio. Non dobbiamo lasciare che il futuro dell’America, il futuro dell’isola di Tartaruga ci venga derubato.”